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Una di quelle battaglie che rendono il quadro dell’epoca stessa in cui avvengono.
A vederla, dall’alto del Montorfano, Chiari sembra che sia parsa funzionale ad una battaglia valevole a poter approfittare di quella parte dell’ovest bresciano dove i due schieramenti si erano già addensati.

Il vincitore aveva visto giusto e, complice anche tutta una serie di concause, come e da sempre, ad ogni livello, incontratesi secondo le combinazioni che vanno, caso per caso, abbinandosi, al principe Eugenio di Savoia (1663 – 1736) aveva arriso la vittoria, insieme ai suoi compagni d’arme, come, fra gli altri, il condottiero Annibale Visconti (1660 – 1747).

Carlo II di Spagna
Carlo II di Spagna

Non c’entra, con il principe Eugenio, il Piemonte dei Savoia, trattasi, invece, con lui del comandante delle truppe dell’Austria, con Prussia, Olanda, e l’Inghilterra, alleate insieme, contro, altro parimenti insolito connubio, l’alleanza fra Francia, Spagna e Ducato di Savoia, in lizza per la guerra di successione spagnola, ovvero, per fare aggiudicare, ad un proprio rispettivo pretendente, il trono di Spagna, resosi vacante, dopo la morte del re Carlo II (1661 – 1700).

Non c’entra nulla, in sé e per sé, il territorio di questa battaglia, con l’oggetto delle rivendicazioni scatenatesi nella degenerazione di un conflitto, non rappresentando, tale zona, alcuna materia del contendere, fra i motivi di questa guerra, deflagrata fra le principali potenze europee dell’epoca, come non c’entra nulla Venezia alla quale il bresciano si riconduceva, di fatto, essendosi sfilata, come estranea, da questa vertenza, tanto che l’autorità veneziana si era dichiarata neutrale, arrendendosi, però, ad ammettere che, fra la propria area di influenza e di pertinenza, ci si mettesse a fare la guerra.

Una scelta che, chiaramente, non poteva rivelarsi incruenta, considerando le conseguenze di tanto guerreggiare, come, fra l’altro, si ha idea leggendo Luigi Zerbi nella sua opera “Eugenio di Savoia alla Battaglia di Chiari 1701 – Cronache e documenti inediti” del 1873: “(…) Nell’istessa ora che i tedeschi giunsero a Chiari, si diedero con rapinesca voracità a sladronare tutte le case di campagna, come fossero stati barbari Tartari in paese nemico, e non già Christiani in paese chatolico e naturale, onde li poveri habitanti della campagna furono costretti a ritirarsi in Chiari, lasciando in abbandono l’abitazioni e le loro sudorate sostanze, per mettere in salvo la vita, perché quelli barbari con l’armi alla mano minacciavano la morte a chi si voleva oponere a’ loro latrocinii, ne si contentavano di saccheggiare le abitazioni, che senza pietà spogliavano ancora le persone, lasciandole con criudeltà e disonestamente ignude, senza riguardo di sesso né di età (…)”.

Un guerreggiare, fra l’altro, nemmeno risolutivo, in relazione a quanto verificatosi a Chiari, essendo che, con tale battaglia, i due compositi schieramenti se le son date di santa ragione, ma rimandano ad altri luoghi, ad altre sfide, ad ulteriori anni di guerra, il risultato dirimente la difficile questione.

Le ripercussioni, nei luoghi funestati dal passaggio, dagli attendamenti e dagli scontri dei due diversificati eserciti, sono intuibili, come pure restano le tracce dei molti morti verificatisi tra gli effetti della battaglia di quel 1701, interessante la località di Chiari ed il suo circondario, come nel caso di Urago d’Oglio, dove e non a caso, a pochi chilometri di distanza dall’epicentro degli scontri, sussiste, tuttora, una testimonianza di quei tragici frangenti.

Si situa, in prossimità della testualmente detta “Ciclopedanale Vescovata”, la “Chiesa dei Morti in Campo” che, come tramanda la tradizione ed analogamente a quanto raccoglie, anche da presumibili altre fonti storiografiche, un locale pannello divulgativo, innalzato a servizio di un contestuale avviso di informazione, tale pia costruzione si erige, come piccolo edificio di culto, sopra l’enorme tumulo, formatosi nella sistemazione delle spoglie mortali dei combattenti, rimasti esanimi durante gli scontri di quei giorni, culminati con la fatidica battaglia del primo settembre 1701, arrisa alle forze degli Asburgo, ovvero, come si usava dire all’epoca, dei “cesarei”, vincitori sui “gallispani”.

Chiesa dei Morti in Campo
Chiesa dei Morti in Campo

Questo tempietto è su una preminenza, in solitaria altura, di stacco sulla circostante pianura, in vista del fiume Oglio e della località bergamasca di Calcio, che si impone in una sorta di arcano rilievo, pure evidenziato dal viale che conduce ad una scalinata per arrivarvi, stagliandosi in un luogo, separato dal vicino centro abitato di Urago, dove si comprende l’esclusività di una dedicazione, tanto più rimarcata dall’opera pittorica che si staglia sulla facciata dell’edificio stesso, mediante la quale l’immedesimazione storica si condensa, sul posto, in tutta la sua caratteristica portata saliente.

Ancora, attingendo dalla suddetta opera libraria ottocentesca menzionata, si evince che servirono otto giorni per il seppellimento dei cadaveri, essendo che, per quanto riguarda la parte soccombente, riferita alla maggior quantità subita dei morti, verificatasi nello schieramento perdente. “(…) Furono nella stessa sera con grande carità da Tedeschi spogliati ignudi tutti li mortii, ma non esercitarono la buona opera di Tobia in sepperlirli, lasciando il merito di questa alli Chiarensi, ai quali, dispiacendo l’orridezza di quelli cadaveri sopra terra, il giorno susseguente diedero principio a seppellirli (…)”.

La robusta tradizione della “Chiesa dei Morti in Campo” si insinua, a Urago d’Oglio, in questi brandelli di memorie, chissà attraverso quale dinamica effettiva, ricevendo in eredità un’investitura così ingente del rappresentare il luogo della sepoltura dei caduti in tale battaglia, circoscrivendosi separata, nella sua sobria e severa architettura, nello spazio di alcuni chilometri da dove l’entità dello scontro era stato più consistente.

Scontro, con tanto di netta vittoria per l’uno, ma quasi, di fatto, un “pari e patta”, in quanto se ne sarebbe, comunque, riparlato più in là. Intanto, dalla battaglia in quel di Chiari, erano seguite settimane e settimane di posizionamento fra le due forze contrapposte, con conseguente occupazione di un territorio, già oltremodo spogliato da tutto quello che poteva offrire, per il sostentamento dei due ospiti incomodi e senza tanti complimenti.

Poi, come risucchiati dall’eco di altri imperscrutabili disegni cruenti e confliggenti, coinvolti nelle spire della guerra, francesi, piemontesi, spagnoli, irlandesi, tedeschi, inglesi, olandesi, austriaci e gente al seguito, se ne erano andati, con le loro rispettive bandiere, lasciandosi, a quanto storicamente appare, alle spalle, una semplice tappa, a comunque significativo bilancio, del loro guerreggiare.