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Breno e Manerbio, Brescia. Amleto Take Away della Compagnia Berardi Casolari fa il suo ritorno in provincia di Brescia con lo spettacolo Amleto Take Away: giovedì 23 gennaio al Teatro delle Ali di Breno alle 20.30 e venerdì 24 gennaio al Politeama di Manerbio alle 21.00.

Sul palcoscenico Gianfranco Berardi, eccezionale attore non vedente che ha vinto il Premio Ubu 2018, proprio per la sua interpretazione in Amleto Take Away, e Gabriella Casolari tornano insieme in scena, protagonisti di un progetto di cui sono anche autori, prodotto dal Teatro dell’Elfo.

Amleto Take Away è un affresco tragicomico che gioca sui paradossi, gli ossimori e le contraddizioni del nostro tempo che, da sempre, sono fonte di ispirazione per il teatro “contro-contemporaneo” della compagnia. Punto di partenza, ancora una volta, le parole, diventate simbolo più che significato, etichette più che spiegazioni, in un mondo dove «tutto è rovesciato, capovolto, dove l’etica è una banca, le missioni sono di pace e la guerra è preventiva».

Osservando e ascoltando la realtà circostante, che attrae e spaventa, lo spettacolo è una riflessione ironica e amara dove «tutto è schiacciato fra il dolore della gente e le temperature dell’ambiente, fra i barbari del nord e i nomadi del sud. Le generazioni sono schiacciate fra lo studio che non serve e il lavoro che non c’è, fra gli under 35 e gli over 63, fra avanguardie incomprensibili e tradizioni insopportabili».

È proprio qui che si inserisce e trova terreno – un po’ per provocazione, un po’ per gioco meta-teatrale – l’Amleto di Shakespeare, simbolo del dubbio e dell’incertezza, icona del disagio e dell’inadeguatezza.

Anche se l’Amleto messo in scena da Berardi procede in direzione opposta: preferisce fallire piuttosto che rinunciare, si fa poche domande e si tuffa di pancia, è consapevole ma perdente, portato alla follia dalla velocità, dalla virtualità e dalla pornografia di questa realtà. È un personaggio travolto da una crisi talmente generalizzata e profonda da mettere a repentaglio storie solide come il suo rapporto d’amore con Ofelia e il suo rapporto con il teatro.

«To be or Fb, questo è il problema! Chiudere gli occhi e tuffarsi dentro sé e accettarsi per quello che si è, isolandosi da community virtuali per guardare da vicino e cercare di capire la realtà in cui si vive? O affannarsi per postare foto in posa tutte belle, senza rughe, seducenti, sorridenti, grazie all’app di Photoshop? Dimostrare ad ogni costo di essere felici mettendo dei ‘mi piaci’ sui profili degli amici. Pubblicare dei tramonti, un bel piatto di spaghetti o gli effetti della pioggia tropicale, sempre tesi anche al mare con un cocktail, farsi un selfie perché il mondo sappia, dove sono, con chi sono e come sto. Apparire, apparire, apparire, bello, figo, number one e sentirsi finalmente invidiato. To be or fb, this is the question».

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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