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A Ravensburg, in Germania, quasi due secoli fa, per appurare che, anche allora, per andare a scuola, occorreva essere vaccinati. Era l’anno in cui Napoleone Bonaparte lasciava il suo estremo esilio lontano, come epilogo insulare di un peregrinare terreno, essendo l’ultimo viaggio che da Sant’Elena ne conduceva il trapasso in un’ulteriore remota destinazione, in quell’altrove, cioè, mai appurato, dove i tanti caduti delle sue battaglie lo avevano preceduto, come avanguardie di un fatale destino annunciato.

La notizia era di quel 1821, quando tra le poche pagine del “Giornale Italiano” (Gazzetta di Milano), pubblicato a Milano alla data del 3 agosto, si recava, fra l’altro, la proposta d’istruzione presente in un testuale avviso pubblicitario che, nella Lombardia asburgica di quell’epoca, dava, alla località tedesca menzionata, la disinvoltura di una fattibile prossimità di ubicazione, quasi come se gli scolari delle più agiate famiglie lombarde potessero prenderlo in un’utile considerazione.

“(…) nel regno di Wurtemberg e poco distante dal lago di Costanza, un istituto d’educazione per i giovani dai 10 ai 18 anni. La tendenza di questo istituto è, in primo luogo, di formare il cuore degli allievi con li sacri vincoli della religione e di una sana morale, onde adottino le buone massime che esse ispirano.
In secondo luogo, esso mira a fornire lo spirito di quei giovani di quelle conoscenze preparatorie a quelle vocazioni che dovranno in appresso esercitare, massimamente nelle classi superiori della società civile, a misura delle proprie loro individuali inclinazioni e talenti. (…)”.

Un tal Cristiano Paolo Kutter, estensore di tale mirata prospettiva d’istruzione, sottoscriveva, nel testo pubblicato sul giornale, anche la precisazione che “(…) Li giovani che vorranno essere accolti nel mio istituto, devono, se non avessero ancora avuto il vajuolo, sottomettersi alla vaccinazione. (…)”.

Per andare in questa scuola, dove l’italiano, era la lingua neolatina, abbinata al francese che si accompagnava allo studiare pure il tedesco, si imponeva quel vincolo vaccinale che, fatte le debite distinzioni, tiene posto nelle odierne ed, a volte, dibattute prescrizioni d’igiene emergenti nel circoscritto confronto istituzionale dove le più giovani generazioni incontrano tale invalso filtro precauzionale.

Una sollecitudine, oggetto anche di una più vasta sensibilità salutistica, che era anche manifestata nella dichiarazione di massima, pure contestualmente enunciata nei termini che: “Sarà portata un’attenzione particolare alla salute ed allo sviluppo delle forze fisiche dei giovani che verranno affidati alla mia guida, siccome alla loro pulitezza, al loro buon governo ed a quant’altro che può contribuire a renderli sani e robusti; per tal fine, alterneranno le ore di ricreazione con quelle dello studio e dell’applicazione.(…)”.

A tacere il tipo di sostentamento offerto agli scolari, nella non appalesata visione del vitto che si riteneva allora propria per una pertinente presa di responsabilità, rivolta alla somministrazione di una adeguata ed apprezzabile dinamica alimentare, adottata dall’istituto di istruzione per una risposta calzante alla primaria insorgenza di una ovvia ed indiscutibile necessità, pure rapportata al tempo in questione, che, invece, a riguardo di alcune attrattive di ristorazione, ne aveva giornalisticamente chiaro il tenore in varie inserzioni promozionali, descritte rispettivamente in un sommario specchio rivelatore, come nel caso dell’edizione del “Giornale Italiano” del 20 luglio 1821, funzionale anche alla lettura di un “Avviso. Enrico Gay ha aperto una nuova trattoria denominata Pensione Piemontese quale sarà regolata come segue: Chiunque vorrà favorirlo pagherà lire due italiane ed avrà un pranzo di quattro piatti, cioè magro e grasso, oltre questi, pane, vino, minestra, insalata, frutta e formaggio; saranno serviti colla massima decenza in biancheria ed argenteria. Il suddetto pranzo è fissato alle ore quattro pomeridiane“.

Orario, invece, non specificato, nella stampa milanese del 19 dicembre del medesimo anno, relativamente allo strascico di notizie della stessa testata d’informazione, dove gli accenni ad alcune mescite possibili si configuravano nella proposta di un’altra e diversificata ambientazione: “Nella contrada di San Salvatore al n. 1072 di contro al teatro Re, trovasi una nuova trattoria condotta da Tommaso Tempel. Esso serve a tavole ordinate, non che a porzioni ed a mezze porzioni, con vini nostrani e forestieri di ottima qualità. Chi, pertanto, vorrà favorirlo, troverà ottimo gusto nelle vivande e nei vini sopra accennati e proprietà nel relativo servizio“.

La gamma enologica, servita in tavola, capita trovasse più espliciti accenti nell’esemplificarsi di casi indicativi dei vini più ricorrenti, segno della natura dei calici di quei frangenti, con la tipicità dei prodotti ad essi corrispondenti: “L’albergatore Marino, nella contrada del medesimo nome al num. 1137, trovandosi assortito d’una quantità di vino d’Asti, non che di quello di Monte Pulciano, di prima qualità e d’ogni altra sorta di vini forestieri, offre i suddetti generi di perfetta qualità ed a prezzi discretissimi a tutti quelli che vorranno onorarlo d è suoi comandi“.

Cifra, assimilata ad una dichiarazione d’intenti, in una promessa di spesa contenuta secondo una non meglio specificata stima dei prezzi confacenti, che nel caso, invece di una mancia, aveva la menzione di una data proporzione, nell’ammontare di lire corrispondenti, come il 24 luglio, ancora del 1821, era precisato nel caso in cui si attrirava il lettore mediante la notizia dell’eventualità di un’esotica apparizione: “E’ stato smarrito un papagallo di specie piccola con penne verdi pistacchio e capo giallo ed orange; e chi sapesse darne sicuro indizio alla portinaia della casa Zucchi, contrada della Maddalena n. 4200, verrà corrisposta la mancia di lire 9 milanesi”.

Nella medesima estate di tali stralci minimali, tra le notizie in stampa che ne assortivano comunque le tracce sostanziali, alla cifra di un premio, quale metodica ancora attuale di invogliare un aiuto per concorrere a sovvenire in una data contingenza particolare, pure l’editoria si distingueva, a motivo di una sua diversa tendenza culturale che, alla geografia, eserceva una via di ricognizione per una differente cifra territoriale, anche verso terre che, da quel 2 agosto 1821, ancora avrebbero, nel tempo, ripercorso la via per attestarsi in una contemporanea considerazione generale: “Annunci tipografici. Notizie storiche, politiche, geografiche e statistiche sulla Valacchia e sulla Moldavia (…). Non sarà per certo discaro al lettore di vagar per poco d’ora colla mente in due importanti provincie dell’Europa e quali sono la Valacchia e la Moldavia, e scorgervi una traccia della storia, delle relazioni politiche e commerciali, e degli usi e costumi di esse. L’importanza di què Paesi è tale che ne meriterebbero se ne fossero più particolarmente sinora occupati i geografi e i viaggiatori e quindi, appunto, nelle presenti circostanze in cui dalla Valacchia e dalla Moldavia sono scoppiate le turbolenze che si sparsero poscia nelle limitrofe provincie, il pubblico aggradirà maggiormente questo libretto cui abbiamo aggiunto una carta geografica, onde con più di comodo e di facilità, seguir si possa da ciascuno la gran lotta che chiama a sè l’attenzione dell’Europa. Trovasi vendibile presso gli editori Battelli e Fanfani tipografi, calcografi e negozianti di stampe in contrada de Bornisari n. 1027 al prezzo di lire 2 italiane. Gli editori”.

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