Un po’ in sordina e senza cerimonie, a causa soprattutto del perdurare della pandemia, il Servizio Civile per come lo conosciamo ha compiuto 20 anni.

È infatti del 6 marzo 2001 la promulgazione della legge delega n.64 di “Istituzione del servizio civile nazionale”, che lo ha reso per la prima volta “volontario” e aperto anche alle donne.

Da allora ad oggi sono stati quasi 563 mila i posti messi a disposizione dei giovani, per i quali sono arrivate 1,6 milioni di candidature, e con oltre 510 mila volontari entrati in servizio, dei quali più del 65% donne (ma gli ultimi dati ufficiali su questo, contenuti nella Relazione al Parlamento, risalgono al 2017).

Voluto dal Governo D’Alema nel 1999, il servizio civile volontario nacque su pressione degli enti che gestivano gli obiettori di coscienza e in vista della riforma con la legge n. 331/2000 della leva militare obbligatoria, che da lì a pochi anni sarebbe stata sospesa, facendo di fatto finire anche l’esperienza dell’obiezione di coscienza che durava dal 1972.

Destinato a “concorrere, in alternativa al servizio militare obbligatorio, alla difesa della Patria con mezzi ed attività non militari”, per alcuni anni questa nuova esperienza affianca così il servizio civile obbligatorio, che terminerà formalmente di esistere nel 2005.

La legge, attuata con il D.lgs. n. 77 del 2002, introduce anche altre novità sostanziali: un impegno di 12 mesi, contro i 10 di servizio degli obiettori, un compenso più alto (all’epoca attorno alle 800 mila lire, oggi 439,50 euro), la formazione obbligatoria, la possibilità del riconoscimento di crediti formativi e di punteggio nei concorsi pubblici.

Come già previsto dalla legge n. 230/98 sull’obiezione di coscienza, anche il nuovo servizio civile si può svolgere all’estero per “promuovere la solidarietà e la cooperazione, a livello nazionale ed internazionale, con particolare riguardo alla tutela dei diritti sociali, ai servizi alla persona ed alla educazione alla pace fra i popoli”.

Già nel 2002 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in un discorso tenuto durante la sua visita alla città di Ravenna, rivolgendosi ai giovani, citerà la nuova legge affermando che “si può servire la Patria militando come volontari in uno dei molti settori del servizio civile, nell’interesse della società, per il bene soprattutto dei più deboli, così come vestendo l’uniforme, al servizio della sicurezza e della pace”.

Nell’udienza dell’8 marzo 2003, la prima di un Papa ai giovani in servizio civile, Giovanni Paolo II ne parla come di un “segno dei tempi” e sottolinea come “l’apertura del servizio civile alle donne e il passaggio ad un servizio militare libero hanno moltiplicato le opportunità d’impiego di volontari in Italia e in altri Paesi, specialmente del Terzo Mondo. Penso, tra l’altro, al progetto di istituire corpi civili di pace in ambito europeo e mondiale con modalità di formazione e di crescita più incisive”.

In questi venti anni saranno altri due gli incontri in Vaticano, nel 2009 con papa Benedetto XVI e nel 2016 con papa Francesco.

Il 2 giugno 2013, nel giorno della Festa della Repubblica, la Presidente della Camera, l’on. Laura Boldrini, incontra dei giovani in servizio civile, che due anni dopo nella stessa data entreranno per la prima volta ufficialmente a Montecitorio per la cerimonia “Servizio Civile – Giovani per una Italia solidale”.

Per il 15° anniversario della legge nel 2016, in un altro storico incontro al Quirinale, è stato l’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a ricordare come “il servizio civile ha una lunga storia, che affonda le radici nei valori della pace e della solidarietà, e che ha contribuito a formare coscienze e senso civico di diverse generazioni di giovani”.

Ma in questi anni non sempre la politica ha saputo valorizzare il nuovo servizio civile, come dimostra l’alternarsi degli stanziamenti annuali in Legge di Bilancio, che solo ora si sono stabilizzati con un fondo adeguato a far partire nel prossimo biennio almeno 50 mila giovani all’anno, ma che nel 2012/2013 toccarono il punto più basso, tanto da non permettere la promulgazione del bando annuale.

Allo stesso tempo è dovuta intervenire più volte la Corte Costituzionale, a partire dal 2004 con la sentenza n. 228, per ribadirne il collegamento stretto con l’art. 52 della Costituzione e la natura di strumento di difesa del paese in modo non armato e nonviolento, riservando la competenza nella legislazione esclusivamente alla Stato.

Sempre la Corte Costituzionale nel 2015, con la sentenza n. 119, lo aprirà anche ai giovani stranieri, prima che la riforma del 2016 lo faccia ulteriormente evolvere nella sua attuale forma “universale” e che l’agenda politica ne riconosca un ruolo, inserendolo nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dell’ultimo Governo.

E sotto traccia in questi anni rimane sempre il tema del ritorno ad una forma di servizio civile “obbligatorio”, evocato ripetutamente da politici, intellettuali e giornalisti, mentre sono 6 le proposte di legge presentate in questa Legislatura con questo scopo.