Sono due le navi per trasporto di animali vivi, con quasi duemila di bovini a bordo, che sono bloccate da due mesi in mare dopo essere state rifiutate da più Paesi lungo il Mediterraneo per il timore che gli animali fossero infetti dal morbo della lingua blu.

Una delle due navi, la Karim Allah,  è attraccata a Cartagena in Spagna, ma i veterinari inviati dal Governo spagnolo hanno dichiarato che gli 864 bovini ancora in vita non possono essere nuovamente trasportati. Per loro è stata disposta l’eutanasia.

L’altra nave è ora al porto di Famagusta a Cipro con oltre un migliaio di animali.

La nave ferma a Cartagena è registrata in Libano, aveva lasciato il porto spagnolo di Cartagena a dicembre ed era diretta in Turchia per vendere i giovani tori. Ma le autorità turche hanno rifiutato di accettare la nave per paura del morbo della lingua blu che causa zoppia ed emorragia tra i bovini, ma non ha alcun effetto sugli esseri umani.

La Turchia ha sospeso le importazioni di animali vivi dalla Spagna.

La Karim Allah ha quindi cercato di trovare un nuovo acquirente in Libia, ma è stata respinta dall’attracco a Tripoli. Diversi altri paesi hanno poi negato il porto alla nave, lasciando l’equipaggio a lottare per nutrire gli animali.

“Abbiamo cercato di ottenere più mangime in Tunisia … ma ci hanno buttato fuori”, ha detto l’avvocato Miguel Masramon, che rappresenta l’armatore Talia Shipping Line.

“Alla fine, siamo riusciti a ottenere qualcosa in Sicilia dopo che gli animali sono rimasti diversi giorni con solo acqua”.

Alla fine, la nave è tornata a Cartagena.

L’Oipa International chiede alla Commissione europea di avviare un’indagine e sulla violazione del Regolamento europeo sui trasporti di animali.

È evidente che le navi che trasportavano i bovini, partite entrambe dalla Spagna a dicembre e dirette in Turchia, non sono state in grado d’attuare un piano di emergenza e hanno costretto i poveri animali a vivere un inferno.

Dalle prime ricostruzioni, molti animali sono morti di stenti e sono stati gettati in mare. Mentre i superstiti della nave ferma a Cartagena si avviano all’eutanasia, non si hanno ancora notizie certe sul destino degli animali della seconda nave.

Oipa International chiede, come molte altre associazioni, di porre fine all’esportazione di animali vivi, in quanto incompatibile con il principio di base del Trattato europeo di Lisbona, che all’art. 13 prevede che gli animali siano considerati “esseri senzienti”.

Il commercio di esportazione di animali vivi che trasporta milioni di pecore e bovini attraverso i mari ogni anno è afflitto da navi “vecchie” che rappresentano una minaccia per il benessere degli animali. Stiamo parlando di settore multimiliardario quello dell’esportazione di animali vivi, dominato da Australia, Sud America ed Europa.

Nel 2017, quasi 2 miliardi di animali sono stati esportati in un commercio del valore di 21 miliardi di dollari.

La maggior parte delle navi sono vecchie carrette da trasporto o altre ex navi da carico. Nessuna, sembra, sia stata appositamente costruita per soddisfare standard più elevati di benessere degli animali.

Sulla vicenda delle navi bloccate in Spagna e a Cipro è intervenuta la europarlamentare Eleonora Evi che è vice presidente dell’intergruppo per il Benessere animale e componente della Commissione d’inchiesta sul trasporto degli animali (ANIT).

Evi ha scritto alla Commissaria alla salute e alla sicurezza alimentare Stella Kyriakides affinché vengano presi immediati provvedimenti.

“Entro la fine dell’anno” spiega Evi nel suo blog sull’Huffington Post, “la ANIT stilerà un rapporto finale nel quale saranno messe nero su bianco le responsabilità di Commissione europea e Stati membri che hanno permesso che tali abusi avvenissero alla luce del sole.

Mi auguro che questo grave episodio ponga in essere controlli più severi e una subitanea revisione del regolamento sul trasporto degli animali.

Parliamo di cifre da capogiro, secondo un recente rapporto della FAO, quasi due miliardi di animali ogni anno vengono trasportati vivi, circa 1,8 miliardi di polli e 75 milioni fra suini, bovini e ovini. E l’Europa è il principale esportatore di animali vivi al mondo.

Modelli di produzione e consumo insensati e basati sullo sfruttamento degli animali – considerati come semplici oggetti – e del pianeta e votati al mero profitto. Un sistema infernale che inizia con la deforestazione nei paesi terzi, per la quale noi europei siamo responsabili per il 10% a livello globale, per coltivare soia e mangimi prevalentemente OGM che poi importiamo in Europa per alimentare le fabbriche di carne nostrane per poi esportare una larga parte di questi animali nuovamente in giro per il mondo.

Senza considerare che i rifiuti alimentari sono il 25% del totale, quindi, con grande probabilità, molta di questa carne e dei prodotti animali finiscono nella spazzatura. Ha senso tutto ciò?

Mi preme sottolineare, ora più che mai, che il trasporto di animali vivi è anche un fattore aggravante alla circolazione di pericolosi virus. Si tratta, inoltre, di animali sottoposti a massicce cure preventive a base di antibiotici, che danno luogo al problema globale dell’antibiotico resistenza.

Ecco perché è necessario riformare al più presto il regolamento Ue che disciplina il trasporto di animali vivi, abbandonando nel più breve tempo possibile il sistema attuale, che costringe ogni anno milioni di animali a viaggi interminabili in condizioni disumane, favorendo invece una transizione verso il trasporto di carne e carcasse, ridurre drasticamente le ore massime consentite per il trasporto di animali vivi e vietare del tutto il trasporto di animali non svezzati e l’export al di fuori dell’Ue, dove si registrano le violazioni più gravi.

L’Unione europea deve dire basta al trasporto di animali vivi, crudeltà ingiustificata e pratica indegna di popoli che amano definirsi civili”.