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In che modo la nobile figura atletica del cavallo può stare in un allestimento domestico, ce lo spiega l’arte eclettica e genuina dello stimato artista bergamasco, orceano di nascita, Marco Mayer, che ha caratterizzato l’edizione 2021 della fiera “Dentrocasa Expo” di Brescia, con la proposta espositiva di numerose sue opere d’arte visiva.

Quanto del cavallo è forza e vigore, pare esplicarsi nei diversi approcci compositivi di questo qualificato autore, da sempre artisticamente dedito a dare forma e colore a tale soggetto equestre, da lui preso in un’appassionata e sincera considerazione.

In questo modo, il cavallo, addomesticato dalla maestria artistica di Marco Mayer, si appropria delle rispettive ambientazioni nelle quali è contestualizzato, rispetto a quanto, il fruitore delle opere di questo artista, ritiene di disporne in una prossimità che è funzionale ad una ulteriore percezione del quadrupede stesso, assurto a pregevole manufatto, apprezzabile in una qualsivoglia sede di ammaliante effetto.

Un’ effettiva opportunità per un ritorno visivo d’affezione, verso questo esemplare del mondo animale che tanto ha dato un’immagine di sé, nell’interazione con l’uomo, attraverso un perdurante vincolo di attaccamento, ritmato in un coinvolgimento multisettoriale, che risulta svelato, secondo l’incedere storico di un variegato periodare.

Marco Mayer non ha dubbi nel seguire le orme del cavallo, fra i passi dell’uomo, fino a spingersi entro una, ormai da tempo acquisita, abile rappresentatività, mediante il ricapitolarne sistematicamente la figura, attraverso l’efficace capacità di riferirne complessivamente una significativa interezza, vuoi sul piano delle più disparate razze equine che ne codificano morfologicamente l’essenza, vuoi sul profilo storico e folcloristico in cui ne documenta l’interessante compresenza, avvinta alla dimensione umana, secondo quella sinergia intergenerazionale che ne perpetua, aggiornandola, una riuscita corrispondenza.

E’ una autentica vocazione, insieme ad un continuo studio e ad una convinta applicazione, che, dopo la solida formazione liceale in quel di Bergamo, ha avuto gemmazione in un’esclusività professionale che all’arte, sentitamente praticata, reca un tributo costante e sostanziale, per quest’artista che, fra altri punti di forza, denota notevole dimestichezza anche nella resa espressiva della figura umana, al punto da essere apprezzato non solo per la pittura, ma anche per la scultura dove appaiono profili, volti e sagome tra le numerose opere del suo versatile repertorio dalla più disparata natura.

Matita, carboncino, acquerello, acquaforte, sbalzo in rame, sculture, tanto in terracotta quanto in bronzo, contestualmente alla pittura, affidata alla qualità di tele leonardesche, assommano ad una eccellente stima di produzione, intrinseca ad una dinamica poliedricità espressiva che non teme il confronto anche con le eventuali esigenze di una committenza ingiuntiva di criteri propri, per poter conseguire le caratteristiche di una data manifestazione, speculare alla richiesta di una propria formula costitutiva.

Ne è la riprova quanto Marco Mayer apporta all’estemporaneità degli eventi pubblici ai quali partecipa personalmente, fedele al proprio ruolo di artista, circostanziandovi il plusvalore della sua arte che esprime implicitamente la capacità dell’uomo ad una proficua meditazione sulla realtà, a margine di possibili confronti speculativi sull’esistenza, secondo canoni espressivi, che ne simboleggiano, di tale accorta sollecitazione riflessiva, sia l’ispirazione che il risultato di una significativa inclinazione ad esternarne i particolari di pertinenza.

Sono manufatti che raggiungono il bersaglio di un’emozione ispirata alle conclamate qualità caratteristicamente attribuite al cavallo, come ogni suo estimatore può declinare nel verso delle aggettivazioni che più gli sembrano appropriate, anche in relazione all’esemplare che gli si para innanzi, nella soluzione di una rappresentazione per lui ammaliante.

Fra i dipinti, presenti in questa manifestazione bresciana, ha avuto un degno risalto anche Myzar, pregevole stallone “Akhal Tekè”, originario del lontano Turkmenistan, gravitato, entro l’orbita di un’accurata passione allevatoriale, a strutturare le vive colonne portanti del patrimonio equestre di casa Mino Denti, a Travagliato, alle porte di Brescia, ove, per l’altro, insieme alla collaborazione della moglie, Alessandra Benvenuti, questo allevatore ha ideato un’apposita associazione di appassionati di tale razza di cavalli dal manto lucente, tipici dell’oriente asiatico.

Un incontro che Marco Mayer ha, in questo caso, sperimentato, in una delle edizioni fieristiche della “Travagliatocavalli”, imbastendo, pure, legami di reciproca stima con gli esperti del settore, come fra gli altri, Renzo Ossoli, in una interessante dinamica di ulteriore approfondimento dal vivo del comparto equestre, rappresentato dalle più disparate peculiarità del protagonista di questo appuntamento annuale, per vocazione simile ad altri di maggior tradizione e fortuna, come, ad esempio, la pure nota rassegna d’alto livello e di ingente rappresentatività della “Fieracavalli”, a Verona.

Ambiti fieristici, come, fra gli altri, pure quello di Reggio Emilia, dove va di scena anche lo sport equestre, nelle più disparate discipline ed attrattive, anche confezionate in quel folclore esotico del tradizionale retaggio western, mediante il tipo di competizioni che attengono alle sterminate lande statunitensi, immortalate dalla famosa stagione cinematografica ambientata in quel remoto altrove.

Qui pare soffermarsi di più, Marco Mayer, forse traendovi maggiore ispirazione, giustificato dal fatto che, in tale leggendaria specificità di immedesimazione territoriale, il cavallo ha conosciuto una rinnovata spinta propulsiva d’affermazione culturale che lo reso ancora più popolare.

Da queste premesse, sembrano sortire, nella sua pittura, anche interessanti accostamenti, fra razze differenti, che danno visibilità tanto ad un patrimonio locale, come nel caso, fra gli altri, del biondo avelignese, o del possente murgese, quanto ad un affascinante risalto di confronto apportato da terre aliene al Belpaese, come ad esempio, nella visibilità pittorica assicurata al palomino lusitano, anch’esso con un crine dorato.

L’artista, socio del “Circolo artistico bergamasco”, può avere una menzione d’onore per la promozione che interpreta artisticamente a favore del cavallo, nella concomitante valorizzazione dell’ambiente, quale scenario in cui si ingenera la naturale collocazione del quadrupede stesso, oltre alla propositiva efficacia di quella vicendevole intesa, nell’amore verso gli animali, che può costituire anche fonte di crescita, di benessere e di formazione, come nella rispettiva fattispecie, ad esempio, dell’ippoterapia e della disciplina, già in tenera età, della equitazione, metafora evocativa, dei tempi e dei modi, di un possibile stile di vita.