Nella sottile promessa di una qualche possibilità di vincita, non era restato che il provarci per quanti, anche negli anni remoti separati dal presente, avevano giocato al lotto, secondo una emblematica proporzione complessiva, esponenzialmente consistente.

Le cifre parlavano chiaro, in quel 2 settembre 1892, quando, nel quadro di una stessa fonte giornalistica, coesistevano i numeri delle periodiche estrazioni del gioco del lotto, prese nel loro totale, conteggiato in una somma su un dato parametro temporale, e quelli, invece, della pensione di un’insegnante che lasciava la didattica esercitata in provincia, rispetto, cioè, a quanto fosse il quid pensionistico da computarle.

Il giornale che rendicontava il movimento pecuniario dell’una e dell’altra cosa, era “La Sentinella Bresciana” che, nella dizione della propria testata, già sanciva l’evidenza con il proprio nesso locale, privilegiato fra le cronache trattate fra le pagine quotidianamente pubblicate.

Dalla Vallecamonica, in questo caso, si aveva pure, che, in riflesso ad una più ampia regia gestionale interagente con un esorbitante contesto professionale, fosse di quel periodo il poter riferire a proposito de “Il Monte delle pensioni per gli insegnanti nelle scuole pubbliche elementari amministrato dalla Cassa dei Depositi e Prestiti ha attribuito la pensione annua di lire 424,50 alla maestra Pezzoni Lucrezia di Ossimo”.

L’annuale emolumento, a favore della maestra camuna, approdata alla meritata quiescenza, acquisiva, nella medesima pagina di un complessivo comporsi in varia lettura, quel raffronto contestualmente fattibile dell’interagire, invece, con le cifre ufficiali del lotto, facendo capire quanto tale importo, risultasse contenuto più volte, nel flusso di denaro immolato alla dea bendata, per il prodursi aleatorio perseguito lungo le vie di giocate, assurte a privilegio di poche vincite, a fronte dei molti più tentativi compiuti di scommesse estemporanee.

La stima del pregresso, rispetto al 1892 inoltrato, era descritta nel precisare a riguardo de “Il lotto nel 1890 – 91” che “L’utile netto del giuoco nel passato esercizio ammontò a lire 25.656.890, con una diminuzione di lire 408.952 sull’utile dell’esercizio antecedente. L’introito lordo fu di lire 76.819.916 dal quale debbono detrarsi lire 51.163025 per spese, delle quali lire 6.614.371 per l’amministrazione; le vincite ammontarono a lire 44.548.654. Il minore utile è dovuto alle maggiori spese per le vincite. Il rapporto fra le vincite e le riscossioni accertate fu di 58,16 per cento in confronto di 56,26 avutosi nell’esercizio precedente. Il numero dei biglietti e polizze vincenti superò di lire 123.040 quello dell’esercizio 1889/90 essendo stato di lire 1.993.402 contro lire 1.870.362. L’importo medio delle riscossioni per ogni registro fu di lire 9,50 e il valore medio di ciascuna vincita di lire 22,35 di fronte alle cifre rispettive dell’esercizio precedente di lire 9,13 e 22,28. Il prezzo medio dei biglietti giuocati si mantenne a lire 0,32. Ecco, in riassunto, i risultati comparativi dei due ultimi esercizi: 1889/90: biglietti giuocati 231.124.825; biglietti vincenti: 1.870.362; prodotto lordo 74.265.970; vincite: 41.674.279. 1890/91: Biglietti giuocati 239.078.938; biglietti vincenti 1.993.402; prodotto lordo 76.819.916; vincite 44.548.654”.

Una notizia di poco più di mezzo secolo dopo da questa di fine Ottocento, divulgava, del popolare gioco del lotto, il come, a volte, si riuscisse a spuntare una vincita a Brescia, mediante il percepito rilievo di una forte incetta, commentata nell’ambito del ricordo di altre analoghe attestazioni di fortunati incassi.

Due guerre mondiali in mezzo, generazioni e terre sconvolte da ciò che culminava nel subentro della Repubblica, con l’esilio della monarchia, ed il lotto era, ancora di tendenza, come prima, quale interprete del medesimo concetto, non ancora messo in concorrenza del cercare di addivenire a vincite, con i vari “gratta e vinci”, dal più disparato e fantasioso taglio attrattivo di confezionamento.

Questa ascendenza, all’antico gioco del lotto, confermata anche, nel periodo dell’agognata ripresa di un regime di pace dopo la guerra, ancora re Vittorio Emanuele III regnante, prossimo, di lì e qualche settimana, a passare l’ultima corona a chi sarà ricordato come “re di Maggio”, durante quello stesso anno in cui “Il Giornale di Brescia” del 09 febbraio 1946 pubblicava, riguardo al lotto e circa certi motivi suoi di scommessa, come elementi ispiratori, che “Tra zio e nipote – Vince al lotto quasi un milione. La signorina Maria Bonente che gestisce il botteghino lotto n. 205 in via Solferino, si adopera per interpretare i sogni dei clienti, trae, per loro uso, la cabala degli avvenimenti che fanno rumore in città. Quando Sorlini fu uccisio in gabbia, nel modo che tutti sanno, la gerente del banco lotto n. 205, ebbe la ventura di fornire a un suo avventore dei numeri che gli valsero un milione. Sabato scorso, la buona sorte ha favorito un assiduo giocatore in maniera anche più clamorosa, rendendolo di botto quasi milionario. Chi è il fortunato? Sappiamo che si tratta di un uomo sulla quarantina, il quale abita, o ha ufficio, dalle parti di piazzale Roma: ed è tutto. Per vincere, non ha cavato l’oroscopo da un truce fatto di sangue, ma ha seguitato a giocare, con ammirevole costanza, i numeri suggeritigli da un parente: precisamente da uno zio. Sono rari gli zii che favoriscono in modo così provvidenziale i propri nipoti, scomodandosi nell’oltretomba. Occorre aggiungere che sono rari anche i nipoti i quali coltivano con tale assiduità la memoria dei congiunti. A distanza di trent’anni dalla scomparsa. Lo zio che aveva settantaquattro anni, morì il giorno sette di un mese qualsiasi. Ecco i tre numeri buoni: il quarto venne suggerito dalla buon’anima che apparve in sogno al nostro impiegato e tracciò su un muro di abbagliante bianchezza il numero 24. Il nipote si attaccò a queste cifre. La signorina Maria Bonente non dovette fare appello alle sue abilità oniromantiche. La quaterna era completa ed il candidato milionario la presentò ostinatamente per settimane e settimane al botteghino n. 205. La settimana scorsa puntò dieci lire sulla ruota di Venezia, in omaggio al defunto, veneto di nascita. Puntò inoltre, dieci lire su tutte le ruote, 5 per il terno e 5 per la quaterna. Se osservate l’estratto della ruota di Venezia di sabato scorso, vi rendete conto cosa voglia dire, per un nipote tifoso del lotto, valersi di un’ispirazione di uno zio così preciso. L’impiegato, infine, è entrato in possesso di 842mila lire. Svalutate d’accordo. Ma sempre una bella somma”.