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Squali dell’Ottocento, pari pericolo di quelli di ogni tempo. Capita che emergano, dai flutti ormai sopiti nel panorama editoriale ottocentesco, in una serie di casi, quando di loro ne era stata fatta una esplicita menzione, calata anche nella tiratura territoriale di un giornale locale, per sua natura elettiva, sposato al proprio dato ambito di riferimento.

Anche nel bresciano, ad esempio, con la “Gazzetta Provinciale di Brescia” di venerdì 19 agosto 1853, nella quale, fra le notizie che vi erano divulgate, era, fra le pagine, presente un resoconto di quei giorni, ispirato ai lidi ionici dove era addirittura avvenuta una lotta concitata con un grosso squalo di cui se ne dava testimonianza, circa la sua effettiva presenza per la quale, pare, che non se ne avvertisse alcuna stranezza, come se fosse del tutto consueto che, anche in un angolo del Mediterraneo, si trovassero pesci predatori di tal guisa.

Allora protettorato di sua maestà britannica, l’isola di Corfù era stata teatro di tale estemporanea contingenza che sembra abbia proprio avuto implicati alcuni militari sudditi di tale Corona assisa territorialmente nella sua vasta prospicienza oceanica.

All’epoca, gli “Stati Uniti” si potevano trovare anche nel lembo del mar Ionio, circostante le isole Corfù, Cefalonia, Cerigo, Itaca, Passo, Santa Maura e pure la foscoliana Zante, dalla quale somma insulare, ne era derivata istituzionamente la caratteristica definzione di “Stati Uniti delle Isole Ionie”.

Uno squalo, fra quelle coste frastagliate situate in faccia alla Grecia, era stato protagonista della trama hemyngwayana finita sulla carta stampata, anche a Brescia, per la sua drammatica portata, testuamente riportata: “Corfù. (…) cinque soldati della guarnigione fecero una gita di mare.

A un tratto il battello è scosso come se avesse urtato in uno scoglio. Un soldato s’inchina alquanto, e veduto a galla un enorme pesce cane gli lanciò una bottiglia. Il mostro, colpito, scompare, e i cinque soldati continuano la loro gita di piacere.

Mentre i soldati si divertono con la pesca, uno di loro, per nome Hauson, perde l’equilibrio e cade nell’acqua. I compagni girano di prua per ripescarlo. Quand’ecco che ricompare il mostro marino che insegue il caduto. Flowers imbrandisce un enorme coltello, si slancia in mare e passando sotto il pesce cane, gli immerge a più riprese il coltello nel ventre. Ma lo squalo aveva già raggiunto il povero Hauson, e d’un colpo di dente gli aveva troncato la gamba vicino al ginocchio.

Flowers nuota verso il compagno, lo prende sul dorso e gli riesce di riportarlo nel battello, dove gli furono prodigate tutte le possibili cure. I soldati, nel ritorno a terra, rimorchiarono a riva il pesce cane ferito. (…) quando fu aperto, gli si trovò nella gola la gamba di Hauson, l’osso ne era totalmente stritolato”.

Un analogo combattimento era stato riferito dal “Giornale della Provincia Bresciana” di domenica 25 marzo 1838, esorbitando oltre i confini mediterranei, per approdare nei pressi dei Caraibi, sulla rotta di una nave partita da Granville, nella Francia Settentrionale, lungo quell’affaccio atlantico dove, l’andare a riferire la cruenta lotta fra un coraggioso marinaio ed uno squalo, si era, in sintesi, espresso, fra l’altro, nel dettagliare che, fra le acque nei pressi dell’isola Barbados, un tal Vidoudier, aveva avuto l’accortezza, nell’affrontare in acqua il bestione, del tenere presente che “(…)

I movimenti del pescecane non sono così agili come quelli della maggior parte dè pesci, egli cammina lentamente e la conformazione singolare della sua testa è tale che deve incurvarsi verso il suo dorso, affinchè la sua bocca, posta a qualche distanza dalla estremità anteriore della sua testa, possa addentare la preda verso la quale si dirige.

Questa particolarità, conosciuta dal coraggioso marinajo faceva sì che lo attendesse, e lo faceva anche confidare del successo del suo coraggioso progetto. Infatti, il mostro erasi già incurvato sul dorso per slanciarsi, ma il marinajo lo aveva evitato tuffandosi prontamente, e parecchi tentativi del pesce ebbero lo stesso risultamento, grazie all’agilità ed al sangue freddo del giovane. Finalmente, profittando di un istante in cui il suo avversario si ripiegava più lentamente, l’intrepido marinajo gli immerse violentemente il suo largo coltello nella gola (…)”.

Chissà, invece, quale sia stato il modo con cui l’aver decretato un simile destino ai danni di un esemplare avvistato nel mare Ligure, nel tardo inverno del 1862, come la “Gazzetta di Mantova”, propria dell’edizione del 15 di febbraio, aveva segnalato, pubblicando che “Genova, 9 febbraio. Un enorme pesce cane, lungo tre metri, e del peso di circa dieci quintali, fu preso nel golfo di Genova. Il Museo di Torino fu sollecito nel comperare quel pezzo ittologico per la somma di 150 franchi”.

Libero, nelle acque adriatiche, era, invece, quello squalo che, nelle vicinanze delle coste istriane, pare fosse divenuto motivo di una comprensibile preoccupazione, anche in coicidenza con il periodo estivo contestuale alla tendenza balneare del vivere la stagione anche nelle acque in questione, come “Il Giovane Pensiero – Giornale Politico delle Province Italiane dell’Austria”, secondo la stampa realizzata a Pola, mercoledì 19 luglio 1893, aveva pubblicato, avvisando che “Pel nuotatori.

Lo spettabile Municipio pubblica il seguente avviso: – L’Imperial Regio Capitanato di Porto e Sanità Marittima, ebbe a partecipare con nota 9 corrente n. 840 che nelle acque di Veruda fu veduto aggirarsi un pescecane. Si porta un tanto a pubblica notizia – I nuotatori ed inspecialità quelli che al bagno Polese preferiscono la spiagga, più economica se pur meno comoda, sono avvisati: occhio al pescecane!”.