Di un film su d’Annunzio se ne vagheggiava già l’intenzione, nel medesimo anno della sua morte.

Nella tarda primavera del 1938, al compianto personaggio si associava la possibilità di una significativa rappresentazione, circa l’idea di mettere in atto cinematograficamente una specifica produzione, cogliendone, a Brescia, gli accenni di rimando dalle avvisaglie esplicitate, nel merito, da parte di una data pubblicazione.

Era il caso di quanto diffuso l’11 giugno, successivo alla morte del poeta, nell’uscita in stampa settimanale de “La Voce Cattolica”, sviluppando una traccia, colta a margine di un’interessante iniziativa filmica, ispirata alla già oltremodo famosa figura dannunziana, nel citarne il dibattito, sorto attorno a tale lavoro, ancora, in quei giorni, assestato in una controversa fase antesignana.

Una ventina di giorni prima, il medesimo periodico della “Diocesi di Brescia” aveva, invece, evocato l’immagine di Gabriele d’Annunzio entro la dimensione orante di una presunta preghiera che il medesimo esponente del Decandentismo italiano avrebbe vergato nei suoi anni giovanili, al tempo della collaborazione intervenuta con il giornale “La Tribuna” di Roma.

Entrambe le differenti tematiche, condivise, nel panorama editoriale bresciano, fra gli estremi sopravviventi di una, fra loro, ravvicinata trattazione, si improntavano a riferimenti bene manifesti ed altrettanto chiaramente argomentati, nella materia evidenziata, rispettivamente, alla base di una svelata menzione corrispondente.

Analogo grado di motivazione, pare il risultare proprio, sia dell’una che dell’altra, divulgazione, leggendo il preambolo usato per l’accennata pubblicazione locale alla data del 21 maggio 1938, quando, un non meglio identificato cronista, introduceva la curiosa mano mistica dannunziana, nello scrivere che “Il tema “d’Annunzio” è ancora vivissimo. Un po’, la pubblicazione di documenti della sua vita, un pò, le visite al Vittoriale, un po’ la polemica contro i suoi esaltatori o contro i suoi critici, egli è mantenuto in vita (…)”.

In questo riconoscere la permanenza del poeta, nell’occupare la scena culturale anche del tempo seguente la sua dipartita, si procedeva a dettagliare, ascrivendola al 24 aprile 1886, la data dell’edizione de “La Tribuna” nella quale recavasi la ieratica manifestazione devozionale di un giovane d’Annunzio, autore di una mistica elevazione, verso il trascendente, secondo una sua rivendicata preghiera personale.

Non risultando, tale preghiera, parimenti riportata, in una trascrizione, cioè, contestuale a tali indicazioni, il settimanale bresciano dava, invece, sostanza ad un proprio pronunciamento a riguardo, nel riportare una serie di considerazioni sottoscritte da un tal Franco Castellani sul giornale “L’Italia” di quegli stessi giorni del 1938, commentando, oltre il virgolettato della fedele citazione, la versione che, comunque, fosse indubitabile la fondatezza di tale componimento, attribuito all’illustre autore, quanto meno, per averlo egli stesso, fatto proprio “in un gesto da esteta”, nella libera licenza di una traduzione, anche ricorrendo magari ad una sorta di plagio, limitato a quel caso in questione.

Conclusione rivolta a chi, durante quella frazione della seconda metà degli anni Trenta del secolo scorso, si era preso la briga di scrivere, a proposito di tale frammento di curiosità, intorno alla, altrove meglio rappresentativa, letteratura dannunziana, relativamente al fatto che “la preghiera ha un’ispirazione veramente cristiana e degli accenti veramente commossi, degno di uno spirito che ha pienamente compreso la religione nella sua essenza, e sarebbe proprio un interessante documento della vita spirituale di d’Annunzio, se ne fosse l’originale espressione. Cosa della quale è lecito dubitare, dal momento che si può leggerla e quasi testualmente in un libretto di meditazione sulla Via Crucis “Crux spes unica” del P. Henri Perreye pubblicato nella prima edizione nel 1853 e tradotto in italiano da Piera Oliva (Ed. S. Lega Eucaristica 1935). A pag. 40 di tale traduzione, nella meditazione sulla XI Stazione, la preghiera di “d’Annunzio” si può trovare con lievissime modificazioni (…)”.

Ruggero Ruggeri, che avrebbe dovuto impersonale d'Annunzio nel film.
Ruggero Ruggeri, che avrebbe dovuto impersonale d’Annunzio nel film.

Sulla falsariga di questa sollecitudine bresciana di mettere in pagina ciò che, da una galassia di temi fluttuanti, gravitava, all’epoca, in una diretta coincidenza di aspetti rilevabili a ridosso del personaggio, sempre incombente, in una piena visibilità pubblica di notevole considerazione, era, appunto, da “La Voce Cattolica”, sopra menzionata, testimoniato puntualmente nei termini, qui relativi pure ad “Un film su d’Annunzio”, in quanto che, provvedeva, fra l’altro, tale periodico diocesano a pubblicare “Anima inquieta, in vita, il d’Annunzio, non lo vogliono lasciar tranquillo neanche dopo la morte. Sono in corso le visite al Vittoriale, è uscita la storia della sua vita intima, sono comparse qua e là indiscrezioni e adesso, si minaccia di fare, della sua vita, il film. Lo rivedremo dunque al cinema. In argomento, la polemica è già in corso. Chi lo vuole e chi non lo vuole, chi dice di rimandar la cosa a cento o cinquant’anni di distanza e chi vuole invece che si vada di tutta fretta. Il referendum ha dato esiti negativi, ma i promotori….Ecco, cosa ne dice nell’Ambrosiano del 2 giugno, l’E.C.: – Ma come spesso succede in queste cose, l’esito negativo del referendum non ha scoraggiato i fautori dell’iniziativa che si son buttati con zelo e coraggio esemplari alla realizzazione dell’idea. I rischi, ci sono, d’accordo, e sono stati riconosciuti dai promotori dell’impresa; ma, come si sa, agli uomini piacciono i rischi e ciò spiega perché, con inaudita precipitazione, un nostro scrittore ed un nostro regista abbiano già cominciato a stendere il soggetto da cui la pellicola dovrebbe essere tolta.

Le sorelle Gramatica, attrici individuate per la figura di Eleonora Duse.
Le sorelle Gramatica, attrici individuate per la figura di Eleonora Duse.

Non solo, ma già, si è pensato a Ruggero Ruggeri, come a un prossimo protagonista. Già che ci siamo, devono aver pensato gli ideatori del film, è meglio sparare grosso. Ruggero Ruggeri nel ruolo del Comandante, forse una delle Gramatica, per quella della Duse e così via. Francamente, le prime notizie al riguardo che ci hanno raggiunto, ci hanno lasciato un poco perplessi, e diciamolo pure, anche un poco atterriti. Che proprio gli Italiani, maestri del buon gusto e del buon senso, debbano giocare per primi una carta così delicata e buttarsi per una strada tanto insidiosa? A noi pare di no (…)”.

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