Rovigo, Lendinara, Adria, Porto Tolle, Loreo sono pronti ad accogliere “DeltaBlues” fino al 27 settembre, una cura in musica anti-covid con tutte le precauzioni e con la voglia di ricominciare dal vivo sul Delta del grande fiume.

Due Delta, un’unica passione musicale. E’ su questo intreccio che nel 1988 in Polesine inizia il percorso di DeltaBlues, tra i festival di maggior tradizione nel panorama europeo e, da sempre, attento a proporre con rinnovata freschezza lo spirito e le vicende del blues, che la Storia vuole siano iniziate nel 1903 a Clarksdale.E proprio in quella località, nel cuore del Delta del Mississippi, ha sede il Museo del blues che, tra le tante memorabilia, espone anche quelle del festival italiano nato sulle rive del Po. E questa musica non nasce come semplice intrattenimento, ma è la colonna sonora delle lotte delle popolazioni afroamericane, all’epoca ancora sotto il tallone della schiavitù e delle discriminazioni razziste.

In quegli stessi anni in Polesine si registravano le prime iniziative organizzate di braccianti e operai, che iniziavano a unirsi nelle leghe sindacali, iniziando a costruire un percorso collettivo per il riscatto dall’arretratezza e dal latifondismo.

Nel blues c’è, di sicuro, un punto di contatto tra questi mondi geograficamente lontani, ma ricchi di similitudini nella conformazione materiale, al confine tra terra e acqua, e nel carattere delle popolazioni, che hanno sempre dovuto guadagnarsi il pane col sudore della fronte, ma con l’orgoglio di chi nella dignità lavoro vive la premessa per superare il limite dell’esistente, tendendo a un’orizzonte di equità, liberazione, progresso.

Il programma.